Ai tempi di Lazzaro si raccontava di “resurrezione”, associata a miracoli che forse in tempi moderni non avvengono più.
Ora si parla in termini laici di esperienze di “pre-morte”, di “morte apparente” o di NDE (1).

Recentemente Eben Alexander, un neurochirurgo sopravvissuto al coma, ha tratto prova dell’esistenza del paradiso dalle visioni avute mentre la sua attività cerebrale era compromessa e ne ha dato testimonianza sulla rivista Newsweek (ormai defunta Occhiolino in versione cartacea) e nel libro “Proof of Heaven(2), suscitando parecchie polemiche.

Di fatto le esperienze di pre-morte sono state oggetto dell'attenzione di teologi e scienziati quale anteprima e scoop sull’aldilà.

Sgombrando però il campo dall'aspetto religioso della questione, che credo sia giusto e rispettoso lasciare alla fede, possiamo affermare con certezza che l'esperienza di pre-morte è un fatto reale, che accade e ci racconta diversi aspetti del funzionamento del cervello e soprattutto ci dice che -come ha scritto Kyle Hill- "i sintomi scientificamente spiegabili puntano alla neurologia anziché al paradiso" (3). Studiando dal punto di vista neuroscientifico le Near Death Experience (NDE) si è rilevato che al momento della morte vi è un elevato aumento della serotonina, uno dei più importanti neurotrasmettitori (4)

La massima autorità nel campo della rianimazione è il medico Sam Parnia, direttore del centro di Terapia Intensiva dello Stony Brook University Hospital di New York, che si è guadagnato l'appellativo di resurrection man (5) ed è anche l'autore di Erasing death  (6).

Il dottor Parnia parla, in base alla sua pratica, di "reversing death" e sostiene che è possibile riportare in vita persone fino ad 8 ore dall'arresto cardiaco, purchè non siano compromesse le cellule cerebrali. La morte dal punto di vista medico non è altro che un processo biologico e quindi se si interviene correttamente attraverso un sistema chiamato ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) e ECPR (Extracorporeal Cardiopulmonary Resuscitation) la morte può essere reversibile.

E' dal 2005, quando è arrivato negli USA dalla Gran Bretagna, che Sam Parnia lotta contro le tecniche obsolete di rianimazione e dati alla mano dimostra che in Giappone, dove il metodo ECMO (consistente nel rimettere in cricolazione sangue ossigenato, refrigerando il corpo) è largamente utilizzato, l'incidenza di morte da arresto cardiaco dopo il ricovero è molto più bassa che in America ed Europa.

Le esperienze di premorte non possono essere prese come allucinazioni, perchè il cervello non ha attività durante il processo di morte, anche se la coscienza sopravvive per un certo lasso di tempo (7).

Possiamo quindi affermare che le NDE (Near Death Experience) ci insegnano che non dobbiamo temere la morte, perchè tutti coloro che le hanno vissute ricordano solo visioni e sensazioni piacevoli, forse collegate al fatto che all'atto del decesso si rileva un notevole incremento di neurotrasmettitori come endorfine e serotonine.

(1) Esperienze di pre-morte o NDE (Near Death Experience) cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Esperienze_ai_confini_della_morte

(2) Milioni di farfalle / Eben Alexander ; traduzione di Maria Carla Dallavalle. - Milano : Mondadori, 2013. - 198 p. ; 22 cm. edizione italiana di:
Proof of Heaven: A Neurosurgeon's Journey into the Afterlife /  Eben Alexander. -  New York : Simon & Schuster, 2012.

(3)
Le esperienze di pre-morte e la (non) prova del paradiso / Kyle,  Hill in Le Scienze, dicembre 2012 (ed. italiana di Scientific American)
http://www.lescienze.it/news/2012/12/08/news/esperienze_pre-morte_spiegazione_scientifica_eben_alexander-1409830/
Per l'edizione originale cfr.
http://blogs.scientificamerican.com/guest-blog/2012/12/03/the-death-of-near-death-even-if-heaven-is-real-you-arent-seeing-it/

(4)
cfr. Elevation of brain serotonin during dying / Alexander Wutzler et al. In Neuroscience Letters, Vol. 498 (2011), Issue 1, pp. 20–21

(5) Per l'intervista a Sam Parnia vedi: Hours after death, we can still bring people back / Dick Teresi, in New Scientist 9 March 2013, Vol. 217 Issue 2907, pp. 32-33 http://www.newscientist.com/article/mg21729070.400-hours-after-death-we-can-still-bring-people-back.html
(nella versione print l’articolo è intitolato: "Resurrection man")

- Sam Parnia – the man who could bring you back from the dead / Kit Buchan, in The Guardian 06 april 2013,
cfr. http://www.guardian.co.uk/society/2013/apr/06/sam-parnia-resurrection-lazarus-effect
In italiano: Lo scienziato: "è possibile resuscitare un morto" in La Stampa 04 marzo 2013,
http://www.lastampa.it/2013/03/04/scienza/benessere/medicina/lo-scienziato-e-possibile-resuscitare-un-morto-V8K5FSwAfLUy8UUC7StY7N/pagina.html

(6) Erasing death : the science that is rewriting the boundaries between life and death / Sam Parnia; Josh Young . - New York : Harper Collins, 2013

(7) cfr. Near death experiences in cardiac arrest: visions of a dying brain or visions of a new science of consciousness / Sam Parnia and Peter Fenwick in Resuscitation vol 52 (2002), pp. 5-11 cfr. http://www.resuscitationjournal.com/article/S0300-9572(01)00469-5/abstract